Gli ETF halal sono veramente halal?

I due pareri dei sapienti e i punti tecnici da verificare · di Ahmed & Hassan Al Gizani
La risposta, in breve

Gli ETF halal si basano su un parere ampiamente seguito ma non unanime: quello che ammette di investire in società con un'attività lecita che percepiscono un po' di interessi, entro soglie numeriche e a condizione di purificare. L'Accademia internazionale di fiqh islamico, al contrario, pone il divieto come principio per queste società (risoluzione n. 63, 1992). Sapere se un ETF halal sia halal o haram dipende quindi dal parere che Lei segue, e poi da punti tecnici propri del fondo: replica, prestito di titoli, purificazione.

La domanda torna di continuo nei forum: un ETF islamico detiene centinaia di grandi imprese, e quasi tutte hanno depositi bancari, debiti e redditi da interessi. Come potrebbe un fondo del genere essere halal? La risposta più diffusa sta in tre parole: «haram è haram». Ha il pregio della chiarezza, ma non rende conto del dibattito tra i sapienti, che è antico e documentato.

Questa guida espone i due pareri, i loro argomenti e le loro fonti, poi i punti che dipendono dal fondo stesso. Non decide al posto Suo: ETF halal o haram, la risposta dipende da una scelta religiosa che spetta a Lei e che il Suo referente può aiutarLa a chiarire.

Perché la domanda si pone?

Un'impresa quotata vive in un sistema finanziario fondato sull'interesse. Deposita la sua liquidità in banca, si indebita per investire, riceve talvolta proventi finanziari. Una società con un'attività del tutto lecita (fabbricare telefoni, vendere medicinali, costruire strade) percepisce quindi quasi sempre un po' di riba, anche se non è il suo mestiere.

Per un azionista la domanda è doppia. Si può diventare comproprietari di una società che pratica il riba, anche in misura marginale? E che cosa fare della parte del dividendo che ne deriva? I sapienti contemporanei hanno risposto in due modi.

Primo parere: il divieto di principio

L'Accademia internazionale di fiqh islamico, organo dell'Organizzazione della cooperazione islamica, ha esaminato la questione nella sua settima sessione, a Gedda, nel maggio 1992. La sua risoluzione n. 63 (1/7) distingue tre casi. Costituire o detenere una società con attività lecite è permesso. Partecipare a una società il cui oggetto principale è vietato (una banca convenzionale, un produttore di alcolici) non lo è, senza divergenze. Per il caso intermedio, la risoluzione afferma che il principio è il divieto di partecipare a società che talvolta praticano operazioni vietate come il riba, anche se la loro attività principale è lecita.

Per i sapienti che seguono questo parere, l'azionista è comproprietario e quindi parte delle operazioni della società, compresi i suoi debiti e i suoi investimenti a interesse. Una soglia, anche bassa, non cambia la natura dell'operazione. La conseguenza è diretta: quasi nessuna grande società quotata supera questo filtro, e nessun ETF islamico esistente soddisfa questo criterio.

Secondo parere: la tolleranza condizionata

Altri sapienti, tra cui gli organi che hanno redatto gli standard dell'AAOIFI (Organizzazione di contabilità e revisione delle istituzioni finanziarie islamiche, con sede in Bahrein), ammettono a determinate condizioni l'acquisto di azioni di queste società. Lo standard sharia n. 21 dell'AAOIFI sui titoli finanziari fissa dei limiti: i debiti a interesse e i depositi a interesse della società non devono superare ciascuno il 30 % della sua capitalizzazione di borsa, e i suoi ricavi non conformi il 5 % del fatturato. Oltre questi limiti, l'azione è esclusa. Al di sotto, l'investimento è ammesso a condizione di purificare la parte dei ricavi che proviene da attività non conformi.

Gli argomenti addotti sono quattro: la regola secondo cui la parte maggiore determina il giudizio sul tutto; la difficoltà generale di evitare questo tipo di reddito nell'economia attuale (ciò che i giuristi chiamano ʿumūm al-balwā); il fatto che un piccolo azionista non decide la politica finanziaria della società; e la purificazione, che evita di trattenere il reddito illecito. È questo il parere che applicano i comitati sharia degli indici MSCI Islamic, Dow Jones Islamic Market, S&P Shariah e FTSE Shariah, e quindi tutti gli ETF halal sul mercato.

Che cosa verificare nel fondo stesso?

Se Lei segue il secondo parere, l'indice non basta: conta anche il modo in cui il fondo è gestito. Quattro punti si verificano nel prospetto e nella scheda dell'ETF.

Schema: i due pareri dei sapienti sulle azioni di società che percepiscono interessi, e che cosa comportano per un ETF
I due pareri dei sapienti sulle azioni di società lecite che percepiscono interessi, e i punti propri del fondo.

E il Suo conto titoli è conforme?

Un ETF conforme non rende conforme il conto. Diversi broker versano un interesse sulla liquidità non investita: questo reddito è riba, da rifiutare quando è possibile o da donare per intero (si veda la nostra guida sugli interessi bancari). Un conto a margine, che permette di acquistare a credito, è escluso. Il prestito dei Suoi titoli da parte del broker, spesso attivato in modo predefinito nelle condizioni generali, in genere si può disattivare su richiesta.

La conformità dipende quindi da tre livelli: l'indice, il fondo e il conto. Un ETF halal acquistato su un conto a margine, con il prestito di titoli attivo e gli interessi incassati sulla liquidità, non soddisfa le condizioni del secondo parere.

Se segue il parere più restrittivo

Per chi segue l'Accademia di fiqh, la questione ETF halal o haram è chiusa: il suo parere esclude gli ETF islamici attuali e la maggior parte delle azioni quotate. Restano altri investimenti: l'oro detenuto fisicamente, gli immobili senza credito a interesse, i sukuk con una struttura corretta, le partecipazioni dirette in imprese senza debiti né investimenti a interesse, e i contratti di partenariato presentati nella nostra guida ai contratti islamici. Questo portafoglio è meno liquido e più difficile da diversificare, ma è coerente con il parere seguito.

Tra i due pareri, alcuni investitori applicano soglie più basse di quelle degli indici, scegliendo da sé azioni halal poco indebitate. Richiede più tempo, ma avvicina il portafoglio al primo parere senza renderlo identico.

Come decidere per sé?

Tre domande aiutano a rispondere per sé alla questione ETF halal o haram. Quale parere segue abitualmente in materia di transazioni, e presso quale referente? È disposto a purificare ogni anno, con precisione, la parte non conforme dei redditi? Il fondo e il conto che sta valutando soddisfano le condizioni tecniche descritte sopra? Se la risposta a una di queste domande è no, l'ETF halal non è la soluzione adatta a Lei, e non è un fallimento: esistono altri investimenti conformi.

La nostra posizione è semplice: presentiamo i due pareri con onestà, spieghiamo a chi segue il secondo come applicarlo correttamente e non emettiamo fatwa. La questione ETF halal o haram resta una questione di coscienza, da porre a un'autorità religiosa competente.

Questo contenuto è fornito a titolo educativo e non costituisce una fatwa: poiché le questioni di conformità presentano divergenze tra le scuole giuridiche, spetta a ciascuno rivolgersi a un'autorità religiosa competente per la propria situazione. Non costituisce nemmeno una raccomandazione di acquisto o di vendita, né una consulenza in investimenti ai sensi della LSerFi.

Domande frequenti

Lo sono secondo il parere che ammette di investire in società lecite che percepiscono un po' di interessi, entro soglie e con la purificazione: è il parere degli standard AAOIFI e dei comitati sharia degli indici islamici. Non lo sono secondo il parere dell'Accademia internazionale di fiqh islamico, che pone il divieto come principio per queste società.

Nella risoluzione n. 63 (1/7) del maggio 1992 ammette le società con attività lecite, vieta senza divergenze quelle il cui oggetto principale è illecito e pone il divieto come principio per le società con attività lecita che talvolta praticano il riba.

Perché seguono il parere che tollera una piccola parte di redditi e di debiti a interesse, data la difficoltà generale di evitarli e lo scarso potere di un piccolo azionista, a condizione di rispettare dei limiti e di purificare la parte non conforme dei redditi.

No. Un ETF sintetico ottiene la performance dell'indice tramite uno swap concluso con una banca, un contratto che la finanza islamica non ammette. Un ETF halal deve replicare fisicamente il suo indice, cioè acquistare le azioni che lo compongono.

È un problema quando il fondo presta le sue azioni dietro remunerazione e garanzie investite a interesse. Verifichi nel prospetto o nella scheda del fondo se il prestito di titoli è praticato, e disattivi anche il prestito dei Suoi titoli sul Suo conto titoli.

Sì. Questi interessi sono riba, indipendentemente dall'ETF detenuto. Li rifiuti se il broker lo consente, altrimenti doni l'intero importo a un ente di beneficenza.

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